Abbiamo vinto la Lean StartUp Machine Milano 2016: Learning + Execution + Team

Eric Ries con il suo libro Lean StartUp ha diffuso questo metodo. Poi, nel 2010 Trevor Ownes ha creato LeanStartUp Machine, con l’obiettivo di insegnare agli altri questo metodo attraverso un workshop di tre giorni che ti consente di apprendere come costruire qualcosa che clienti vogliono, ed realizzare le giuste sperimentazioni per indirizzare il proprio business nella giusta direzione.

Non potevo certo farmi sfuggire l’opportunità di partecipare al  workshop Lean StartUp che ha al suo interno una competition, come si addice a chi vuole cimentarsi nel ruolo di imprenditore alle prese con il mercato, concorrenti compresi.

Insieme ad un cinquantina di altri aspiranti startupper, e guidati da Andrea Romoli e Eleonora Rocca e un nutrito Team di Mentor Lean StartUp, ho passato tre giorni davvero intensi – 35 ore di lavoro circa, quasi una settimana – non solo per il carico di lavoro necessario a tradurre un’idea in un prototipo facendosi guidare da metriche e dati reali e condensare tutto in una presentazione di 5 minuti.

Ma sono stati intensi soprattutto per il fatto che si sperimenta sulla propria pelle cosa significa prendere un’idea e portarla ad essere una proposta di innovazione.

Dal pitch alla vittoria della Lean Start Up Machine in linea “retta”

Dal pitch in cui ho proposto il problema da risolvere, alla vittoria del Team formato intorno a questa proposta, c’è stata una linea retta.

Lo so. Dappertutto si legge e si sente del percorso tortuoso che lancia una StartUp prima di arrivare alla sua forma definitiva. Non è certo una linea retta.

Tipicamente, infatti, si parte dall’idea ci cui ci si è innamorati di un’idea. Si parte con il fuoco dentro, con la sensazione di essere ad una svolta significativa per sé e per il mondo.

Poi che succede? Sono molte le StartUp che cambiano rotta, modificano e trasformano la loro idea, fanno quello che il metodo chiama Pivot! Magari ne fanno più di uno, sotto la presa di consapevolezza dei feedback raccolti dai clienti/utenti.

Eppure, per me è stato come percorrere una linea retta. Non mi riferisco all’evoluzione dell’idea. Anche la nostra ha fatto diverse sterzate.

La linea retta cui mi riferisco è il metodo Lean StartUp. 

METODO, METODO, METODO.

E’ la cosa da non perdere di vista se vuoi generare valore. Applicare strumenti del metodo Lean StartUp e trovare le giuste metriche per trasformare la tua idea ti protegge dal rischio di cedere all’innamoramento che provi per quella piccola lampadina che ti si è accesa in testa.

Il primo vero apprendimento è, infatti, questo.

Se fai così, sei sicuro di non seguire soluzioni dettate dall’esperienza o già provate da altri in altri contesti, restando focalizzato sui feedback del cliente/utente. E’ lì che risiede il germe della disruption.

Vivere il famoso “Fail Fast”

Anche per me – come per molti – è arrivato il momento di sperimentare il fallimento. C’è sempre qualcosa nella tua idea che non funziona! Prendendo in prestito l’efficace sintesi fatta da Paolo Franceschini, piccola o grande che sia questa cosa che non funziona, equivale a “prendere un pugno in faccia che fa saltare ogni programma”.

Quello che i Mentor ti aiutano a toccare con mano è, infatti, il valore di approcciare i problemi con un pensiero – e anche un atteggiamento – scientifico.

Quando le sperimentazioni e i test disconfermano la tua idea anche solo in parte, è quello un momento di grande valore, in cui mantenere lucidità, guardare bene cosa torna indietro dal mercato cui ti rivolgi, e ricercare uno schema preciso.

Forse richiama un po’ quello che ci si attende da un Data Scientist? A me sì. Molti imprenditori e manager di grandi aziende dovrebbero tornare a fidarsi dei dati.

Seguire il percorso per falsificazione piuttosto che quello della verifica. Tanto Sorprendente quanto ovvio nel momento in cui stai seguendo il metodo Lean StartUp.

Focus sul Meccanismo

Quindi. Come continuare dopo il fallimento? Il focus non è risolvere il fallimento, ma superarlo. Ciò che è importante è raccogliere le informazioni che il fallimento ti ha consentito di ottenere sulla tua soluzione fino a quel momento.

Quello che cerchi è uno schema nei comportamenti del cliente/utente. Ogni soluzione, infatti, è tale perché identifica uno specifico momento in un flusso di azioni che intraprende il tuo cliente/utente verso un obiettivo. La tua soluzione “vuole” inserirsi proprio in quel punto, perché lì ha visto la possibilità di portare valore.

Sulla base di queste evidenze oggettive trasformi la tua idea, fai Pivot!

Ecco nascere una soluzione diversa, spesso più semplice e che si concentra su poche feature, anche solo una.

E’ il tuo MVP (Minimum Viable Product).

Anche questo da sottoporre a ulteriore validazione attraverso sperimentazioni e test.

Ora. Ci sono due ordini di problemi.

Il primo: è necessario testare la soluzione con il cliente/utente. Ma come trovarlo in pochissimo tempo la domenica mattina?

Il secondo: come fare il test se devi ancora creare la piattaforma perché hai solo una semplice landing page o mockup?

SEMPLIFICA. SEMPLIFICA. SEMPLIFICA.

Pensa semplice e sii creativo! Questo l’imperativo dei Mentor. Ed effettivamente funziona.

Milano è una grande città ricca di opportunità, e il lavoro è un lavoro di team.

Utilizzando bene gli strumenti on line e i social network siamo riusciti a trovare le persone nei posti giusti, oltre ad attivare contatti della rete personale di ciascuno di noi.

Come testare un prodotto che ancora non c’è, o almeno non è completo?

Focus sul meccanismo e fantasia. L’obiettivo è quello di far vivere l’esperienza al tuo cliente/utente. Anche questa affermazione è di una semplicità e concretezza disarmante. Ma per farlo devi scrollarti di dosso abitudini ben radicate.

Procedere alla ricerca di schemi significa avere la possibilità di ottenere moltissime evidenze anche da poche persone.

Incontra queste persone. Racconta loro una storia. Fai una presentazione. Mostra un mockup o, ancora meglio, una landing page che simula il processo dei tuo servizio perché sei tu che stai muovendo le diverse pagine.

Fallo! Execution!

Riproduci tu quello che vuoi che la tua soluzione faccia. Ricrea il meccanismo, anche solo quello, senza pretendere di avere un’app o una piattaforma.

Ecco un altro elemento chiave del metodo.

Il Team

Non bisogna, però, farsi ingannare dalla semplicità della soluzione e dalla possibilità di ricreare il suo meccanismo. Non si tratta di creare artigianalmente una sorta di scenografia.

C’è poco tempo e ci sono molte cose da fare. Il team è fondamentale.

Ma non è semplicemente una questione di numero di persone. Si tratta di leggere quello che succede e lavorare con chi è disposto e sa metterti in discussione, al fine di aiutarsi reciprocamente a rimanere focalizzati sul metodo.

Il team deve funzionare bene e deve da subito.

Come possono quattro persone che non si sono mai viste prima, con professionalità, età e provenienze diverse funzionare bene e subito?

Comunicazione, confronto, scambio di informazioni, valutazioni, conversazioni con i clienti/utenti, decisioni. Tutto fatto insieme. Tutto nella stessa direzione. Tutto con la necessaria tempestività.

Siamo stati fortunati Cristina, Marcello, Riccardo?

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Non credo.

Sono convinto che siamo stati capaci e siamo stati aiutati ancora una volta dal metodo.

Faccio solo un esempio.

Abbiamo incontrato diverse persone coerenti con il nostro target di clienti/utenti cui risolvere. Sono state conversazioni apparentemente create casualmente in luoghi pubblici. Conversazioni quindi non strutturate, ma tutti noi abbiamo fatto domande giuste nel momento giusto.

In quei frangenti ho tenuto osservato i miei compagni di viaggio. Eravamo come un gruppo jazz, dove ognuno si inseriva con il suo assolo coerentemente a tonalità e tempo del brano che stavamo portando avanti.

Se rifletto su quello che – purtroppo spesso – succede nelle aziende tradizionali che frequento quotidianamente, allora mi appare ancora più evidente come il team nelle StartUp rappresenti un asset cruciale.

35 ore di lavoro fatto insieme, compresse in un weekend, e lavorare come un team che sa mantenere allineamento sugli obiettivi e sulla partitura, il metodo appunto.

Questi, a mio avviso, sono stati i due ingredienti fondamentali.

Se il primo ingrediente – gli obiettivi – è forse legato anche al fatto di avere le stesse motivazioni che ci hanno spinto a partecipare alla Lean StartUp Machine di Milano, il secondo – il metodo – è stato ancora una volta uno strumento potente per orientare e integrare facilmente skill e know how di tutti noi.

Quante organizzazioni riescono a ricreare questa dinamica nei loro team e tra i loro team?

Quante organizzazioni sanno portare i loro team a diretto contatto con gli obiettivi e soprattutto con il contesto di riferimento?

Quante organizzazioni fanno leva su metodi e modalità di procedere che rendono semplice (non significa facile) per le persone integrare all’unisono le proprie motivazioni, skill e know how?

Può essere, quindi, la condivisione di metodi un potente ingrediente anche per la trasformazione delle organizzazioni, piuttosto che fare leva su Funzioni, responsabili apicali e leadership orientate al comando e controllo?

La domanda è, ovviamente, retorica.

Ah! Volete sapere qual’è il problema che la nostra idea può risolvere? Stay tuned…

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