Design Thinking goes to Hackathon

Ho portato il Design Thinking all’interno del processo di sviluppo di idee di un Hackathon dedicato al mondo Retail realizzato con gli amici di Sella Lab per Euronics CDS.

Il punto di forza degli Hackathon è la possibilità di realizzare in poco tempo soluzioni innovative in risposta ad una specifica challenge. Si parte raccogliendo idee di soluzione, poi vengono selezionate. Intorno alle idee selezionate si formano piccoli team che, aiutati da esperti e mentor, percorrono l’intero processo di validazione del problema e successivo sviluppo delle soluzioni.

Questo è possibile sostanzialmente applicando metodologie come la Lean StratUp. L’obiettivo di queste metodologie è di validare il problema/bisogno ipotizzato – esiste sul mercato il problema definito dal team? – e poi realizzare velocemente una soluzione funzionante da fornire al cliente per avere feedback.

Cosa cambia quando è il Design Thinking la metodologia che guida i partecipanti nel dare valore alle loro idee?

 

Undestanding… quindi presidio della qualità delle idee

Il processo Double Dimond del Design Thinking nelle prime fasi richiede di investire sulla conoscenza del cliente. Non solo per quanto strettamente attinente al problema/bisogno identificato a cui si vuole dare risposta.

Nel primo “diamante” la metodologia guida a focalizzarsi sul cliente per immergersi nel suo contesto. Prima si diverge per osservare e comprendere, poi si converge per definire lo spazio in cui, nell’eterogeneità delle informazioni raccolte, si deve trovare significato e senso che guidano le azioni e le scelte del cliente. Questo ancor prima di avere definito univocamente il problema/bisogno da risolvere. L’obiettivo è proprio lavorare sulla definizione del bisogno, piuttosto che partire già con un’idea/obiettivo da validare.

Nonostante la tipica pressione dei tempi tipica degli Hackathon, indicazioni specifiche e semplici esercizi hanno aiutato le persone a esplorare il mondo del cliente in modo più ampio e non scontato.

Immagina di fare un passo indietro rispetto ad una generica idea di soluzione ad un problema che hai già maturato quando hai deciso di rispondere alla challenge dell’hackathon. E, quindi, di partire da un foglio bianco per comprendere il mondo del cliente. Inizi a interrogarti su ciò che fa, dice, pensa e sente. Solo dopo ti interrogi su cosa puoi fare per lui, chiedendoti “how might we…?”.

Tecniche di osservazione e di intervista, partecipazione empatica, e diversi altri “tool” consentono una più ampia e completa comprensione del cliente.

Risultato?

Nella fase iniziale del lavoro, e per almeno due ore, su tavoli dei team si sono visti meno computer a favore di conversazioni e flipchart piene di informazioni, schemi e altri contributi.

Design Thinking Retail Innovation Hackathon 2018 di Sella Lab per Euronics CDS

 

Questo approccio è vincente soprattutto quando si parla di innovazione in ambito Corporate. A differenza delle StartUp, una Corporate può contare su diversi assets (Brand, base clienti, esperienza, prodotti/servizi, distribuzione, tecnologie, etc.). Se questi asset non sono opportunamente letti da una nuova prospettiva, rischiano di non essere valorizzati, o peggio, di essere un vincolo alla generazione di idee davvero innovative.

 

Soluzioni di Valore o Soluzioni Technology-based?

Il focus sulla comprensione del cliente porta spontaneamente a considerare più dimensioni del problema/situazione in cui si trova il cliente stesso.

Ci si allontana dal rischio di innamorarsi di una soluzione abilitata dalla tecnologia, in quanto si matura una visione personale del mondo del cliente, e si giunge a formulare la famosa domanda “how might we…?”.

Il momento “how might we…?” che precede il lavoro del secondo “diamante” è cruciale per aumentare il valore intrinseco delle idee da prototipare.

Anche durante l’Hackathon questa domanda ha orientato il lavoro dei team, che hanno prodotto uno spettro molto ampio di ipotesi di soluzioni. Sono andati oltre a quelle che anche inconsapevolmente sono suggerite da applicazioni tecnologiche e business model magari già visti in altri contesti.

Anche il risultato finale delle proposte mostra con evidenza e immediatezza il valore delle soluzioni messe a punto.

Per capire cosa intendo per soluzioni di valore verso soluzioni technology-based, guarda i due video. Si tratta di due video di esempio su innovazioni nel settore retail food.

Rispetta la sequenza!

Prima il video dell’esempio A… e solo dopo il video dell’esempio B

In quale di queste due soluzioni Retail emerge con più forza la domanda “how might we…?”

Dove riconosci più valore?